Si presenta un po' come un territorio di confine, quello della Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, suffraganea dell'arcidiocesi di Pisa e appartenente alla Regione Ecclesiastica Toscana. Si estende su tutta la provincia di Massa Carrara dilatandosi sulle Alpi Apuane: al confine tra i monti e il mare, tra l'Italia centrale e quella settentrionale, allo snodo tra Toscana e Liguria dove l'ampia ansa della costa, salendo dalla Versilia, piega a occidente verso La Spezia. E dove si ergono imponenti i fianchi dei monti in cui le cave da secoli portano alla luce il biancore di marmi che, trasportati ovunque nel mondo, si ritrovano in innumerevoli sculture e in maestose architetture. Il nome stesso di Carrara rimanda alla vocazione alla connessione con paesi lontani: il toponimo è riconducibile al latino via carraria, “strada per i carri”.
La diocesi attuale risulta dall'unione, stabilita nel 1988, delle diocesi di Pontremoli e di Massa, entrambe relativamente recenti: la prima era stata eretta nel 1797, la seconda nel 1822. Sede vescovile e cattedra sono ubicate a Massa, a Pontremoli rimane la concattedrale.
La cattedrale e la sua storia
La basilica attuale è il risultato di una serie di trasformazioni intervenute sull'impianto originale della chiesa del convento francescano costruito a Massa nella seconda metà del '400. Nella seconda metà del '600 la chiesa è stata quasi totalmente ricostruita, dotata del monumentale altare maggiore barocco e di due altari nei transetti nonché di nuovi decori, ed è stata allungata sino a includere l'oratorio delle Stimmate, che le era stato costruito vicino. Dietro l'altare del transetto di destra fu costruita una nuova cappella quale mausoleo della famiglia Cybo-Malaspina che all'epoca regnava nel ducato di Massa Carrara. In tale cappella, oggi sede del tabernacolo, spicca l'affresco di una Madonna con Bambino del Pinturicchio.
Dopo l'erezione di Massa a diocesi, nel 1822, il primo vescovo, Francesco Maria Zoppi, fondò i due seminari, maggiore e minore, e consacrò la città a san Francesco di Assisi. La consacrazione della cattedrale, che ha assunto la denominazione di Chiesa dei Santi Pietro e Francesco, è avvenuta nel settembre 1839, essendo vescovo Mons. Francesco Strani.
Mons. Strani, il secondo vescovo di Massa, provvide anche a far realizzare l’allungamento della cattedrale e ad ampliare l’area presbiterale per rendere più agile la celebrazione e per ospitare, dietro l’altare maggiore, il coro dei canonici

La facciata marmorea, caratterizzata da un doppio loggiato sovrastato da un timpano, è stata costruita su progetto di Cesario Fellini nel 1936. Si eleva al di sopra di una monumentale scalinata e fa da fondale al principale asse viario della città, via Dante che, a testimonianza della tradizionale prossimità tra potere civile e luogo dedicato al culto, la collega alla vicina Piazza Aranci sulla quale prospetta il palazzo Ducale, oggi sede della Provincia e della Prefettura.
Le ragioni del concorso
Dopo la riforma liturgica sono state avviate diverse sperimentazioni per adeguare lo spazio liturgico. È stata eliminata la balaustra del presbiterio. Dal 1972 un grande altare ligneo, dall'inconsueta forma ricurva la cui concavità è rivolta, a significare l'apertura dell'abbraccio, verso l'assemblea, è stato collocato in posizione avanzata presso il limite anteriore della pedana presbiterale.

La cattedra dall'alto schienale è stata a lungo posta sulla predella dell'altare barocco, ma dalla fine del 2024 è stata ricollocata in corrispondenza della prima parasta di destra: una posizione che si è rivelata decisamente più adatta.

Come nota il Documento preliminare alla progettazione (DPP) “Tale collocazione ha riequilibrato i percorsi processionali interni alla celebrazione e ha permesso di porre i presbiteri concelebranti rivolti all’altare, permettendo inoltre una più immediata individuazione della presenza spaziale e teologica della cattedra; tuttavia, è evidente che sia eccessivamente vicina all’altare e che non risolva del tutto nemmeno il problema dell’insicurezza degli estremi laterali della gradinata”.

Si registra, per carenza di spazio, una certa difficoltà nei movimenti attorno all'altare e tra i poli liturgici.
I passi preliminari
L'ordinazione episcopale del nuovo vescovo, S.E. Mons. Mario Vaccari, avvenuta nel secondo centenario della fondazione della diocesi, il 22 maggio 2022, ha dato avvio a un rilancio delle attività pastorali e culturali. Si sono attivate varie iniziative che, tra l'altro, hanno riguardato nuovi corsi offerti dalla Scuola diocesana di formazione teologico-pastorale e l'attività della Scuola di musica sacra. Nel 2023 è stata costituita un'équipe dedita ad approfondire tutti gli aspetti ecclesiologici, liturgici e pastorali collegati alla sistemazione degli spazi liturgici della cattedrale, tenendo conto che, oltre che per le molteplici celebrazioni, essa è utilizzata anche per eventi di carattere culturale, ed è meta di visite turistiche.
La condizioni e le richieste poste dalla Diocesi
“Il forte sviluppo longitudinale della cattedrale impone la realizzazione di luoghi liturgici che entrino maggiormente in connessione e in dialogo con l’assemblea, che è costretta in uno spazio lungo e stretto. Pertanto, essi dovranno essere maggiormente visibili dall’intera aula e progettati architettonicamente e matericamente coordinati tra loro”: questa la richiesta fondamentale posta dal DPP.

Le diverse sperimentazioni condotte nel periodo postconcilare hanno portato a individuare nella posizione avanzata, sulla destra del presbiterio, il luogo adatto per la cattedra. Dell'altare si richiede che sia collocato in una posizione arretrata rispetto a quella attuale, in modo tale da consentire che i percorsi processionali sul presbiterio possano svolgersi agevolmente, e che sia largo almeno due metri e alto un metro: grande a sufficienza per poter essere ben visto anche da chi si trovi in fondo alla navata. Dell'ambone si richiede sia ubicato in posizione avanzata, in prossimità dell'assemblea. Un'altra importante richiesta è che sul presbiterio siano collocate dodici sedute fisse per i dodici canonici del Capitolo, oltre alle sedute mobili per i concelebranti e per il presidente non vescovo. Riguardo alla sicurezza, si nota una certa criticità nella mancanza di parapetti negli spazi laterali e si richiede di ripensare all'innesto tra scalinata del presbiterio e i pilastri del transetto.

Il concorso
La cattedrale di Massa Carrara è stata selezionata nell'edizione 2023 del bando promosso dalla Segreteria Generale della CEI per l'adeguamento liturgico delle cattedrali italiane.
Il procedimento per portare a compimento l'adeguamento liturgico è cominciato con due giornate di studio nel marzo del 2025, a seguito delle quali, il 21 marzo, è stato pubblicato il bando del concorso. A questo si sono inscritti 24 gruppi di progettazione, 23 dei quali sono stati ritenuti idonei. La prima fase del concorso si è conclusa nel luglio 2025 quando la Giuria nominata dal Vescovo ha selezionato 6 progetti dei 20 che erano pervenuti. Gli elaborati ulteriori prodotti da questi sei gruppi sono stati esaminati dalla Giuria, nominata per la seconda fase, i cui lavori si sono conclusi il primo dicembre 2025.
Vincitore è stato proclamato il progetto presentato dal gruppo coordinato dall'architetto Antonio Laruffa e costituito anche da Carmine Autorino, esperto in liturgia; Ernesto Lamagna, artista; Daniele Libanori, consulente/collaboratore. Questa la motivazione: "il progetto ha saputo interpretare in maniera significativa e gerarchicamente ordinata lo spazio della Cattedrale. Presenta una particolare attenzione alle tematiche iconografiche, inserendosi in dialogo con l'ambiente storico preesistente alla luce delle esigenze contemporanee, pur utilizzando materiali e tecniche tradizionali. Dal punto di vista liturgico, propone una soluzione progettuale attenta alle dinamiche rituali e alla gestione degli spazi, rispondendo alle indicazioni del DPP con una soluzione armonica".
Inoltre è stata assegnata una menzione al progetto del gruppo coordinato dall'architetto Marco Rosati e costituito anche da Piotr Pawel, esperto in liturgia; Alessandro Piangiamore, artista; Lorenzo Rinaldi, consulente/collaboratore. Questa la motivazione: "per l'originalità della presentazione del tema della Creazione e dell'associazione simbolica offerta dalla natura e dalla spiritualità francescana, applicata allo spazio liturgico".
Il progetto vincitore
Se nell'architettura esistente la pedana del presbiterio avanza in una “penisola” protesa in lati obliqui convergenti verso il centro della navata, il progetto vincitore, del gruppo coordinato dall'architetto Antonio Laruffa, disegna una nuova pedana dalle linee ortogonali che si dilata in avanti e sui fianchi superando la linea che unisce i due pilastri del transetto.

Se nella sistemazione liturgica esistente il grande altare ricurvo è posto prossimo al limite anteriore del presbiterio, il progetto vincitore colloca un altare di forma rettangolare in posizione alquanto arretrata e sopraelevato su di una nuova pedana a esso dedicata.

Nella sistemazione esistente l'ambone è già posto accanto al pilastro di sinistra: il progetto vincitore lo colloca in posizione ancora più avanzata, sopra i gradini del presbiterio e poggiante direttamente sulla pavimentazione della navata.
La cattedra resta ubicata accanto al pilastro di destra.


Tra le paraste del presbiterio il progetto prevede l'inserimento di tre coppie di sedute fisse, in legno di noce, per i dodici canonici del Capitolo, mentre le sedute dei concelebranti sono previste dello stesso materiale, mobili da disporre in file che si fronteggiano nello spazio tra il nuovo altare e il monumentale altare storico. La seduta del presidente non vescovo, anch'essa mobile e in legno di noce ma di dimensioni maggiori rispetto a quelle dei concelebranti, è posta un poco più arretrata rispetto all'altare e sul lato destro, lo stesso sul quale si trova la cattedra.
Tutti i poli liturgici sono contraddistinti da facciate sulle quali risaltano formelle bronzee.
Queste, sull'altare, come spiega la relazione di progetto, presentano “un ciclo figurativo che racconta la storia della salvezza: il sacrificio di Cristo sul fronte, quello di Isacco sul retro, il roveto ardente e l’Agnello apocalittico sui lati. La mensa in marmo bianco di Carrara è sostenuta da quattro sculture bronzee raffiguranti la conchiglia, la melagrana, la pigna e il grappolo d’uva. Questi simboli, letti insieme, compongono una teologia visiva del cammino cristiano: nascita nel Battesimo, pertinenza alla Chiesa, speranza nella vita eterna e comunione nel Corpo di Cristo”.
Le formelle dell'ambone “presentano il tetramorfo e l’angelo al sepolcro vuoto, legando annuncio e risurrezione in un unico gesto architettonico. Accanto all’ambone trova posto il cero pasquale, decorato con quattro api in bronzo a cera persa, richiamo diretto al Preconio pasquale: il cero come frutto delle api, segno di rinascita, vigilanza, fecondità e vittoria sulla morte”.
Nell'insieme il progetto vincitore dà un chiaro ordine gerarchicamente strutturato ai diversi poli liturgici. Sia nella forma sia nelle cromie ben distingue questi nell'architettura esistente pur posandovisi in modo armonico.

Quanto alla pavimentazione della nuova pedana, spiega la relazione di progetto, “è progettata per resistere nel tempo e richiede interventi minimi. Grazie alla geometria chiara e all’uso di materiali lapidei durevoli, garantisce una lunga vita utile e un’ottima conservazione sia estetica sia funzionale”.
Il progetto menzionato
Il progetto segnalato con menzione, elaborato dal gruppo coordinato dall'architetto Marco Rosati, segue una disposizione dei poli liturgici simile a quella del progetto vincitore, con la particolarità di proporre che la cattedra si rivolga non direttamente verso l'ambone ma, con angolatura diagonale, sia all'altare sia all'assemblea.

Un'altra sua particolarità è di riprendere lo spirito francescano nell'evidenziare nei decori il rapporto tra costruito e ambiente naturale.
Come spiega la relazione di progetto, “Gli elementi naturali – foglie, fiori, frutti – vengono trasformati in matrici simboliche impresse in lastre di gesso alfa generando un dialogo tra fragilità organica e durezza minerale, tra memoria viva e traccia fossile, mediante un processo di calco e successiva rimozione della materia organica. Questo materiale, compatto, puro, liscio e luminoso, interpretato come 'marmo contemporaneo', riflette un atteggiamento etico ed estetico. Le superfici dei poli liturgici principali – altare, ambone e cattedra – sono trattate come campi simbolici in cui la natura diventa linguaggio teologico. Il lessico figurativo si basa su forme geometriche pure e volumi essenziali, all’interno dei quali le impronte vegetali e le dorature a foglia d’oro creano equilibrio tra sacralità e sobrietà formale”.
Gli altri progetti
Il progetto presentato dal gruppo coordinato dall'architetto Marco Arrigoni si distingue nel proporre poli liturgici composti da blocchi e lastre di marmo rilegati tramite cavi di acciaio il cui colore brunito li fa risaltare sulle superfici bianche.

Il loro numero acquisisce un significato simbolico: tre cavi rilegano i blocchi marmorei dell'altare a ricordare la Trinità; quattro cavi collegano i blocchi dell'ambone a ricordare gli Evangelisti.
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Il progetto presentato dal gruppo coordinato dall'architetto Francesco Di Pierro propone poli liturgici le cui superfici sono animate da movimenti che simbolicamente alludono all'effusione dello Spirito.

Come spiega la relazione di progetto, “Il gioco chiaroscurale delle pieghe nella materia inerte dell’altare e dell’ambiente suggerisce la forza invisibile dello Spirito Santo, vero protagonista della celebrazione liturgica”. L'altare risulta evidenziato su una pedana circolare.
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Il progetto presentato dal gruppo coordinato dall'architetto Edoardo Paladini insiste su profili curvilinei e arrotondati: della scalinata che si dilata in una grande convessità cui si associa sul lato destro un ulteriore rigonfiamento atto a ospitare la cattedra; dell'ambone, che presenta una pianta circolare; della pedana dell'altare dalla forma ellittica.

Come indica la relazione di progetto, i “poli liturgici si articolano attorno al dialogo materico tra pietra arenaria grigia e onice”: la prima opaca e terrestre, la seconda luminosa nelle sue venature.
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Il progetto presentato dal gruppo coordinato dall'architetto Sauro Rossi ricerca nella rielaborazione del tema della croce l'elemento significante dei poli liturgici e del loro armonizzarsi tra loro e nell'insieme architettonico della cattedrale.

Spiega la relazione di progetto: “il simbolismo cristologico della Croce Gloriosa caratterizza l'Altare, il Crocifisso del Risorto l'ambone, la Croce Salvifica la Cattedra Vescovile. Sul metallo bronzeo la Croce... sembra emergere e de-costruirsi come da un Albero...”
Leonardo Servadio