UFFICIO NAZIONALE PER I BENI CULTURALI ECCLESIASTICI E L'EDILIZIA DI CULTO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

“Quale volontariato dopo il Giubileo” – Atti del Convegno Nazionale (Roma, 22 ottobre 2001)

20 Ottobre 2003

associazioni, gruppi e centri culturali, testimoniano del percorso fatto, delle questioni ancora aperte, delle prospettive di impegno che si aprono sul futuro. Ci auguriamo che questo ampio rendiconto sia utile, incoraggi a proseguire o ad iniziare un cammino di animazione culturale e pastorale del movimento turistico diffuso nelle nostre Chiese, ricche di storia, di arte e di fede.

Mons. G. Carlo Santi Direttore Ufficio Nazionale CEI per i beni culturali ecclesiastici Mons. Carlo Mazza Direttore Ufficio Nazionale CEI per la pastorale del tempo libero, turismo e sport

Presentazione

Gli Uffici Nazionali della CEI per i Beni culturali ecclesiastici e per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport hanno promosso un convegno (Roma, 22 ottobre 2001) per definire il punto di evoluzione – una sorta di chek-up – di un fenomeno in crescita sia quantitativa che qualitativa. Si tratta dell’ampio e variegato movimento di persone che costituiscono il cosiddetto flusso turistico inerente alle strutture ecclesiastiche quali le cattedrali, le chiese, i musei diocesani, i monasteri e abbazie. A distanza di 6 anni dal similare convegno di Cervia (21-22 aprile 1995) dal titolo: “I turisti nelle Chiese. L’accoglienza dei visitatori negli edifici aperti al culto”, quest’ultimo, di cui presentiamo gli Atti, si differenzia non solo per il tempo trascorso e non invano, ma soprattutto per la celebrazione del Grande Giubileo dell’anno 2000, evento in sé sufficiente per innestare movimenti di massa caratterizzati dalla ricerca di valori trascendenti attraverso l’ausilio della visita ai “segni” storici della fede. Il flusso di turisti e pellegrini in ambienti progettati a scopi assolutamente estranei rispetto alla natura, finalità e modalità propria del viaggiatore moderno, del visitatore esperto e motivato, del turista curioso e svagato, sta producendo inedite problematiche e apre potenzialità pastorali innovative. La risposta della Chiesa alla “provocazione” turistica si è articolata gradualmente e diversamente a seconda delle situazioni, sensibilità, disponibilità locali e ha conseguito esiti di pregevole valore pastorale e culturale, investendo energie e risorse con intelligenza pratica, creatività organizzativa, perspicacia economica, accoglienza solidale. Ma occorre perfezionare taluni aspetti della proposta pastorale. Il livello raggiunto nel “servizio ecclesiale” al visitatore – di tipo sperimentale e pragmatico – consente ora di approdare ad alcune provvisorie conclusioni che sinteticamente esponiamo a beneficio degli operatori pastorali e delle associazioni e gruppi già da tempo impegnati nel settore. 1. Nelle nostre Chiese è sorta una nuova categoria di volontariato, diversamente qualificata nel ruolo, nelle competenze, nelle richieste di prestazioni. Associate in piccoli gruppi, sono persone nuove come “figure ecclesiali” che intendono porsi gratuitamente a servizio della causa o, nel caso delle cooperative, trarre un’occupazione remunerata. 2. Si è avviato un processo di conoscenza più attenta e rigorosa del fenomeno e contemporaneamente un tentativo di risposta alle domande di guida sensata e appropriata, alle richieste di ordinamento dei flussi di accesso, al desiderio di saperne di più attraverso l’approntamento di materiali cartacei, video e quant’altro, riguardanti i profili comunicativi di carattere catechistico-estetico o semplicemente didascalico. 3. La crescente richiesta di accompagnamento mirato a una conoscenza più pertinente, di silenzio contemplativo attraverso l’interiorizzazione dei messaggi dell’opera d’arte, di capacità di contestualizzazione dell’opera nel tessuto comunitario, costituisce un’istanza che spinge a coltivare un nuovo “sapere” ecclesiale e un nuovo porsi del bene culturale a servizio della crescita cristiana e della comunicazione tra le culture e le religioni.
Conseguentemente si avverte un bisogno di maggiore consapevolezza da parte degli operatori culturali e pastorali: quella di prendersi maggiormente cura del fenomeno, di approntare persone e strumenti competenti, di avviare un progetto di evangelizzazione e di comunicazione interculturale che faccia leva sulla straordinariamente ricca iconologia propria dell’opera d’arte. Il fenomeno del flusso turistico costituisce oggi una nuova opportunità pastorale e rappresenta un vero potenziale da coltivare e da seguire con vigile interesse in una prospettiva culturale, di formazione cristiana e di annuncio del vangelo. Gli Atti del Convegno che qui raccogliamo e che nel contempo offriamo alle

Mons. Carlo Mazza e Mons. Giancarlo Santi