UFFICIO NAZIONALE PER I BENI CULTURALI ECCLESIASTICI E L'EDILIZIA DI CULTO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La purezza delle proporzioni secondo la sezione aurea

Il racconto del concorso per l'adeguamento liturgico della Cattedrale di Santa Maria Assunta in Montepulciano
16 Giugno 2025

Il territorio della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, suffraganea dell’Arcidiocesi di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino, si estende nelle valli d’Orcia e di Chiana. È una zona tra le più belle e caratteristiche dell’Italia coi suoi rilievi collinari ricchi di variegata vegetazione e di molteplici coltivazioni. Dal 2002 la Val d’Orcia è riconosciuta dall’Unesco quale patrimonio mondiale dell’umanità in quanto “eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel periodo rinascimentale per rispecchiare gli ideali del buon governo”. I suoi panorami, come quelli dalla val di Chiana, si ritrovano in molteplici dipinti di quell’epoca felice dell’arte italiana, tanto da risultare immediatamente familiari a chiunque ne abbia avvicinato la storia. E sono noti ovunque i prodotti tipici di questa terra, a partire dai vini e dagli oli d’oliva.

Si tratta di un territorio vasto – abbraccia oltre mille km² – e non densamente popolato (il numero di abitanti supera di poco i 70 mila), ma densa è la presenza dei borghi di antica fondazione adagiati sui suoi colli e negli avvallamenti che si susseguono gli uni agli altri, spesso a distanza visiva tra loro.

Pienza prende il nome da Pio II Piccolomini, il papa umanista che volle fondarla a metà ‘400 come esempio di città ideale, e la sua cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, considerata uno dei più importanti esempi di architettura rinascimentale, sporge con l’abside verso la vallata al di là della quale si erge Montepulciano, sul rilievo oltre il quale si distende la val di Chiana, inoltrandosi nella quale, dopo una ventina di chilometri si trova Chiusi, città di fondazione etrusca la cui cattedrale, dedicata a San Secondiano, risale alla metà del secolo VI ma conserva porzioni di pavimentazione a mosaico di una chiesa precedente, probabilmente della fine del secolo IV.

 

La campagna attorno a Montepulciano. (foto di Chiara/Unspash)

 

Le tre diocesi di Pienza, Chiusi e Montepulciano sono state unite nel 1986 e come sede vescovile è stata scelta quest’ultima.

Al processo di adeguamento della Cattedrale di Montepulciano ha dato avvio S.E. Mons. Stefano Manetti, Vescovo della Diocesi dal 2014 all’aprile 2022. Poi, dal 21 luglio 2022 la Diocesi è stata unita in persona episcopi all’Arcidiocesi di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino: il concorso è stato portato a compimento sotto la guida dell’Arcivescovo di quest’ultima, S. Em. Card. Augusto Paolo Lojudice.

 

La cattedrale e la sua storia

La Cattedrale di Montepulciano, dedicata a Santa Maria Assunta, è stata costruita tra il 1586 e il 1680, dopo la designazione della città a sede vescovile, avvenuta nel 1562. Prospetta sulla Piazza Grande, nel punto più alto della città ed è stata eretta sul luogo di un’antica pieve della quale resta il quattrocentesco campanile.

 

La facciata della Cattedrale. (foto di Photo2023/Wikimedia)

 

La facciata si eleva sopra un’ampia scalinata che sale dalla piazza, ed è rimasta grezza: la sua superficie muraria è predisposta per l’applicazione di rivestimenti marmorei mai realizzati. Ne deriva un’immagine austera e severa che l’avvicina alla spoglia semplicità che era tipica dello stile romanico. I due spioventi laterali e la cuspide centrale preannunciano le tre navate in cui si suddivide l’interno, cui si accede tramite tre porte cui corrispondono in alto tre finestre.

 

La navata centrale. (foto di Niels Elgaard Larsen/Wikimedia)

 

Due file di poderosi pilastri raccordati da archi a tutto sesto affiancano la navata principale e la separano da quelle laterali, coperte da volte a crociera.

Nella profonda abside campeggia lo splendente Trittico dell’Assunta, opera di stile gotico di Taddeo di Bartolo (1401): proviene dall’antica pieve, così come diverse altre opere d’arte che ornano l’interno della chiesa.

 

Il Trittico dell’Assunta, opera di Matteo di Bartolo. (foto di aiwaz.net/Wikimedia)

   

Riferisce il Documento Preliminare alla Progettazione (DPP): “La Cattedrale nasce come progetto unitario, secondo le linee del manierismo toscano e la struttura architettonica rimane predominante su tutto. Oltre alle opere della preesistente Pieve, che sono state inserite all’interno di questa architettura, abbiamo tutti gli altari barocchi in marmo policromo collocati nelle cappelle laterali, esclusa la prima cappella a sinistra del Fonte Battesimale dove, addossata al muro, si trova la terracotta invetriata detta Altare dei Gigli di Andrea della Robbia”.

 

Pianta della Cattedrale. (dal DPP)

 

Nel secolo XIX sono stati completati il pulpito, l’organo e la cantoria. Alla svolta tra ‘800 e ‘900 i poli liturgici sono stati ridisposti – secondo i canoni tridentini – a partire dall’altare maggiore, per comporre il quale sono state utilizzate parti del monumento funebre dell’arciprete Bartolomeo Aragazzi, opera quattrocentesca della bottega di Donatello e Michelozzo che fu demolita a inizio del Seicento. Di tale opera restano particolarmente evidenti, a cornice dell’altare, due statue marmoree e il fregio con putti e ghirlande.

 

Le ragioni del concorso e i passi preliminari

Negli anni seguiti al Concilio Vaticano II sono stati posti in essere diversi interventi di adeguamento liturgico, tramite strutture lignee amovibili. La situazione attuale consegue all’intervento compiuto nel 2008, che ha comportato la sostituzione dell’antica cattedra lignea con una poltrona posta di fronte all’altare maggiore, e la collocazione di pedane amovibili atte ad ampliare e dare continuità al piano su cui poggia l’altare.

 

La situazione del presbiterio dopo l’adeguamento del 2008. (foto dal DPP)

 

Ma da tempo è maturato il desiderio di un adeguamento liturgico che superi la provvisorietà delle soluzioni sinora attuate e sia congruo con l’importanza pastorale e col valore storico e artistico dell’edificio. Tenendo conto del fatto che la Cattedrale è il più importante centro di attrazione per i turisti che in numero crescente giungono in visita, anche dall’estero. Infatti la sua presenza, nota il DPP, “connota in modo evidente e significativo non solo il tessuto urbano, ma l’intero paesaggio della Val di Chiana, da dove praticamente è visibile ovunque”.

Il proposito di portare a compimento l’adeguamento liturgico della Cattedrale è stato annunciato dal Vescovo, S.E. Mons. Stefano Manetti, nell’ambito della preparazione del Congresso Eucaristico Diocesano svoltosi nel 2021/22. Ma già dal gennaio 2019 era stato attivato un gruppo di lavoro coordinato dal direttore dell’Ufficio Diocesano BB.CC.EE. e composto anche da: l’addetto all’Ufficio Tecnico Diocesano, la segretaria del Consiglio Pastorale Diocesano, il Direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano, il Cancelliere Vescovile Canonico del Capitolo, un professore di liturgia della Pontificia Facoltà Salesiana di Roma, un architetto, uno storico dell’arte. Tale gruppo ha dialogato con i consigli pastorali parrocchiali (nella Diocesi vi sono 46 parrocchie), con le Autorità civili e con le altre realtà diocesane. Tra queste si segnala l’associazione Libera Università per gli studi Biblici e Teologici (LUBIT) che all’adeguamento liturgico ha dedicato diverse lezioni.

 

Le richieste della Diocesi

L’adeguamento dovrà comunicare a tutti, anche ai turisti, il senso di unitarietà e di continuità nella testimonianza della fede. Si evidenzia come i progetti vadano studiati in modo tale da valorizzare la presenza del Trittico e dell’altare tridentino. Si prevede la possibilità di ampliare il presbiterio, anche allo scopo di favorire la presenza di più concelebranti e, al riguardo, si ritiene plausibile arretrare i tre scalini marmorei dell’altare tridentino ed eventualmente di portare in avanti la pedana, verso la navata, ma senza giungere a sovrastare la tarsia marmorea della famiglia Cervini che campeggia sulla pavimentazione antistante il presbiterio.

Si richiede inoltre che resti ben visibile la statua di Cristo benedicente di Michelozzo, inserita nel pilastro destro dell’arco absidale.

 

Il concorso

Il bando di concorso è stato pubblicato il 18 giugno 2024 sul sito della Diocesi secondo le modalità consuete. Entro il termine stabilito per il 17 luglio 2024 si sono iscritti 44 gruppi di lavoro dei quali 41 sono risultati idonei. Sono stati 34 gli elaborati consegnati nei termini previsti dal Bando e tra questi la Giuria della prima fase del concorso, riunitasi nel novembre 2024, ne ha selezionati 6 per la seconda fase. Compiuta la visita nella Cattedrale nel dicembre 2024, tutti questi 6 gruppi hanno presentato l’ulteriore elaborazione della loro proposta.

La Giuria della seconda fase, dopo un ampio e ponderato esame, ha concluso i suoi lavori il giorno 8 aprile 2025 con l’annuncio del progetto vincitore e l’assegnazione di una menzione ad altri due progetti (cfr la relazione finale in cui è descritto tutto l’iter progettuale, qui il documento in pdf scaricabile: https://www.montepulcianochiusipienza.it/wp-content/uploads/sites/2/2025/04/Relazione-finale-Montepulciano.pdf ).

Vincitore è risultato il gruppo coordinato dall’architetto Laura Meloni e costituito anche da: Marco Mariani, progettista; Maurizio Mariani, esperto in liturgia; Caterina Magri, artista. La motivazione: "per il misurato e coerente inserimento della proposta architettonica e artistica nel contesto della Cattedrale. Fondante è il riuscito dialogo espressivo e di contenuto tra il sublime trittico di Taddeo Di Bartolo e la nuova e unitaria articolazione figurativa delle eccellenze liturgiche. L'impianto celebrativo è concepito in modo da favorire la partecipazione attiva dei fedeli e lo svolgimento dei riti, valorizzando le eminenze dello spazio liturgico e architettonico".

Una menzione è stata assegnata al progetto del gruppo coordinato dall'architetto Davide Marchetti e costituito anche da: Marino Di Gregorio, esperto in liturgia; Paul Dë Doss Moroder, artista; Elisa Guiso, consulente/collaboratrice. La motivazione: "per l'originalità e la forza espressiva della proposta artistica, in coerenza con la proposta architettonica" .

Un’altra menzione è stata assegnata "per l'ordinato svolgimento della proposta architettonica e dell'assetto liturgico, in coerente dialogo con l'espressione artistica" al gruppo coordinato dall’architetto Marco Arrigoni e costituito anche da: Giulio Pandolfi, progettista; Valerio Cerri, progettista; Roberto Tagliaferri, esperto in liturgia; Mikayel Ohanjanyan, artista; Fabrizio F.V. Arrigoni, consulente/collaboratore.

 

Il progetto vincitore

Il Trittico di Matteo di Bartolo è l’elemento ispiratore del progetto presentato dal gruppo coordinato dall’architetto Laura Meloni. La figura della Madonna Assunta attorniata da Angeli che vi campeggia è rivestita da un manto di un celeste chiarissimo sul quale si stagliano brillanti le stelle. Com’è spiegato nella tavola presentata al Concorso: “L’elaborazione progettuale dei nuovi poli liturgici si lega al tema mariano dell’Assunzione di Maria al Cielo alla quale la Cattedrale è dedicata. Si è voluto sottolineare plasticamente come l’Assunzione sia il mistero della partecipazione di Maria, Madre di Dio, alla Gloria del Figlio suo Gesù Cristo”. Di qui la scelta del materiale per i poli liturgici: la pietra onice venata di azzurro quale rimando all’immagine del cielo.

I poli liturgici, dal disegno semplice e lineare, si posano leggeri nell’ambiente storico della Cattedrale. Essi poggiano su una pedana in marmo di Carrara il cui biancore si inserisce con delicatezza tra i pilastri che inquadrano l’abside e, nettamente distinguendosi dal pavimento in marmo rosso, si dilata di fronte ai pilastri laterali, avanza alquanto verso la navata pur mantenendo una rispettosa distanza dal fregio pavimentale e recupera anche tutto lo spazio disponibile verso il precedente altare che resta quale testimonianza storica nonché quale supporto su cui si eleva il Trittico.

 

Progetto Meloni. Il presbiterio che, grazie alla pavimentazione in marmo bianco, si distacca da quello in marmo rosso della navata.

 

Così rimane bene in evidenza la progressione di segni, significati e simboli enucleati dal dipinto e dalla sua collocazione nello spazio absidale: dall’ampia pedana presbiterale marmorea emergono i poli liturgici suggerendo un andamento ascendente che continua nel Trittico nella cui parte bassa è raffigurata la Morte della Vergine, quindi la sua Assunzione e più sopra la sua Incoronazione; più in alto ancora, quale culmine del percorso, ecco il Crocifisso, nello spazio del cielo.

 

Progetto Meloni. Il presbiterio. Il Crocifisso, attualmente disposto sul pilastro a sinistra dell’abside, è ricollocato in posizione centrale sopra l’altare storico.

 

Pianta del presbiterio. Accanto alla Cattedra, due sgabelli per gli accoliti. La sede del Presidente non vescovo è vicina all’ambone.

 

La geometrica precisione dei nuovi poli liturgici, le cui dimensioni sono studiate secondo la sezione aurea (la Divina proportione di fra Luca Pacioli), e la loro disposizione divengono il fondamento visivo da cui trae vigore il progressivo ascendere verso Cristo.

L’altare, posto su di una pedana a esso dedicata (bema), è un parallelepipedo sulle cui superfici si inseriscono decori in oro che richiamano le stelle del cielo raffigurate sulle vesti di Maria. È il centro focale di tutto l’insieme.

 

L’altare. Vista frontale

 

Un poco arretrata, alla sua sinistra (per chi guarda dalla navata) è posta la cattedra, anch’essa in onice azzurrato, anch’essa dal disegno semplice, lineare ma distinta per gli spigoli arrotondati dei prospetti.

La Cattedra

 

In posizione diagonalmente opposta si trovano l’ambone e il cero pasquale, accolti nell’angolo destro della pedana presbiterale e poggiati sul pavimento della navata.

 

L’ambone

 

Le superfici della cattedra e dell’ambone sono anch’esse, come quelle dell’altare, punteggiate da segni dorati raccolti come in folate pennellate di slancio. Ma in questi due ultimi poli liturgici le stelle sfumano per lasciare spazio a due citazioni mariane, scritte in greco (la lingua nella quale ci sono pervenuti i vangeli).

Nell’ambone si legge “γένοιτό μοι κατὰ τὸ ῥῆμά σου” (“avvenga per me secondo la tua parola”, Lc 1,38). Spiega la relazione di progetto: “Come Maria ha accolto la Parola nel suo cuore e ha generato il Figlio di Dio, così è per tutti coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.

Nella cattedra si legge  Ὅ τι ‘ ἂν λέγῃ ὑμῖν ποιήσατε” (“qualsiasi cosa vi dica, fatela”, Gv 2,5), per ricordare l’autorità del Vescovo e l’obbedienza a lui dovuta nella fede.

 

Rendering della situazione generale del presbiterio.

 

I due progetti segnalati

Il gruppo coordinato dall’architetto Davide Marchetti ha preferito disporre la cattedra e l’ambone in posizioni opposte, rispetto a quelle del progetto vincitore: la cattedra alla destra dell’altare, l’ambone, in posizione avanzata verso l’assemblea, sul lato sinistro del presbiterio. Dell’architettura esistente viene colto l’aspetto “tardo rinascimentale e barocco” e tale interpretazione si traduce in un’elaborazione artistica dei poli liturgici che intendono rappresentare il signum salutis tramite la modellazione in rughe delle loro superfici.

 

Progetto Marchetti. Elaborazione bronzea delle superfici dei poli liturgici

 

La pianta del presbiterio.

 

Come spiega la relazione di progetto: “L’artista, in questo modo, ha voluto manifestare e comunicare il concetto teologico del popolo radunato che appartiene a Cristo grazie al sigillo spirituale indelebile che ha ricevuto nell’iniziazione cristiana. In particolare, nell’altare la fusione artistica del bronzo simboleggia la ‘preziosità’ del sacrificio e della presenza di Cristo, mentre nell’ambone richiama la ‘luce’ della risurrezione pasquale”.

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Il progetto presentato dal gruppo coordinato dall’architetto Marco Arrigoni si rivolge alla ricerca dell’essenzialità di segni che possano acquisire un valore simbolico. I poli liturgici hanno una disposizione simile a quella prevista dall’altro progetto segnalato e il Crocifisso ligneo resta sul pilastro di sinistra.

 

Progetto Arrigoni. Il presbiterio

 

Intagli e cavi metallici caratterizzano le superfici di altare e ambone

 

Risalta in modo particolare la proposta mettere in evidenza sui fronti dell’altare una fenditura orizzontale che lo presenta come costituito da due blocchi sovrapposti. Questi sono rilegati, su ciascuna delle due facce più lunghe, da tre cavi metallici che, “passanti da un pezzo all’altro, incidono solchi profondi, restituendo una sensazione di tensione ed equilibrio – echi della vita trinitaria di Dio e dell’azione liturgica «quale incontro reciproco tra Dio e l’uomo attraverso Cristo nello Spirito santo»”. L’ambone presenta una simile fattura, ma le sue due porzioni sono riunite da due cavi sul fronte e due sui lati, così da rimandare ai quattro evangelisti.

 

Gli altri progetti

Il gruppo coordinato dall’architetto Matteo Cecconi insiste su di un disegno sobrio, giocato su tonalità di colore che ripercorrono le cromie dominanti nella navata.

 

Progetto Cecconi. Lame bronzee rendono splendenti le superfici dei poli liturgici.

Diverse lame bronzee rivestono in vario modo i tre poli liturgici. Come indica la relazione di progetto, la loro elaborazione artistica “verte sulla raffigurazione dell’ulivo declinato in tre rappresentazioni, ognuna delle quali è custode di un preciso messaggio. La geometria che li compone deriva da composizioni auree che ne determinano le dimensioni e stabiliscono l’armonia delle forme”.

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Il gruppo coordinato dall’architetto Francesco Di Pierro ha scelto di far ricorso a un marmo greco bianco, omogeneo e di grana finissima, per disegnare i poli liturgici con assoluta essenzialità.

 

Progetto Di Pierro. Compattezza ed essenzialità formale dei poli liturgici.

 

Com’è scritto nella relazione di progetto: “Due segni d’oro, di pura luce, sull’ambone e sull’altare caratterizzano il luogo della Parola e il luogo della mensa e sacrificio di Cristo: nell’ambone l’oro riveste i piani che accolgono e contengono il libro... nel fronte dell’altare rivolto verso l’assemblea il taglio con fondo in oro è simbolo dell’incorruttibilità ed eternità del messaggio di Cristo, materiale luminoso e splendente per eccellenza, in dialogo con il Trittico retrostante”.

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Il gruppo coordinato dall’architetto Francesco Polci si distingue per la proposta di rivestire le superfici dei poli liturgici con “mosaici” composti da piccole tessere di calcare bianco.

 

Progetto Polci. La luce s’insinua, si riflette e vibra sulle superfici dei poli liturgici.

 

Riferisce la relazione di progetto: “Il mosaico, capace di creare un'atmosfera di sacralità, diventa simbolo della presenza divina che illumina la vita dei fedeli. La sua frammentazione rappresenta la bellezza della diversità all'interno della Chiesa, dove ogni tessera contribuisce a un'opera collettiva. In questo modo, il mosaico celebra le radici storiche della tradizione cristiana e invita i fedeli a riconoscere e abbracciare le proprie differenze, creando un ambiente di accoglienza e spiritualità”.

 

Leonardo Servadio