UFFICIO NAZIONALE PER I BENI CULTURALI ECCLESIASTICI E L'EDILIZIA DI CULTO
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Ripensando lo spazio della tradizione

Il racconto del concorso per l'adeguamento liturgico della cattedrale di Santa Maria Assunta, Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca
15 Gennaio 2025

Ugento sorge sulla lingua di terra che, tra le acque dell'Adriatico e dello Ionio, all'estremo sud-est della Penisola si protende nel capo di Santa Maria di Leuca. Il suo nome è probabilmente da collegarsi alla radice protoitalica "auso-" da cui deriva il latino "aurum", oro: è un luogo dove si raccoglie tutto lo splendore della luce mediterranea. Una terra dove da tempo immemorabile si coltivano l'ulivo e la vite, e dove nel corso dei secoli si sono intrecciati gli influssi di diversi popoli e civiltà.

 

Il territorio della diocesi, tra l'Adriatico e lo Ionio.

 

Come ha scritto il Vescovo, S.E. Mons.Vito Angiuli «Il territorio diocesano di solito viene denominato “Sud Salento”, “Basso Salento” o “Capo di Leuca”, espressioni estremamente evocative perché richiamano il punto conclusivo della Puglia affacciato sul mare Mediterraneo e sottolineano anche il limite, la frontiera, la soglia dell’Italia e dell’Europa. Una terra-finestra, dunque, come l’ha definita il venerabile don Tonino Bello, figlio di questa terra, con una felice espressione ripresa da papa Francesco, il 20 aprile 2018, in occasione della sua visita e della sua preghiera presso la tomba del venerabile».

 

La campagna salentina.

 

Se l'agricoltura ha sempre caratterizzato la sua economia, negli anni recenti notevole importanza hanno acquisito alcune attività industriali e soprattutto il turismo, in particolare estivo.

L’attuale denominazione della diocesi risale al 1° agosto 1959, quando con decreto della S. Congregazione Concistoriale, su richiesta del vescovo di allora, Mons. Giuseppe Ruotolo, all’antico nome della diocesi Uxentinae è stato aggiunto quello di S. Mariae Leucadensis. Il suo territorio si estende per 475 kmq. È suffraganea della sede metropolitana di Lecce, conta circa 123.000 abitanti (98% cattolici) e comprende 43 parrocchie appartenenti a 17 comuni, nella parte estrema della provincia di Lecce.

 

La cattedrale e la sua storia

Ugento nell'alto Medioevo ha subito lo sfregio delle invasioni barbariche e in epoche successive è stata oggetto di incursioni dei Saraceni. Nel corso di una di queste, nel 1537, l'antica cattedrale, sull'acropoli ugentina, è stata distrutta e ne è rimasta solo la cripta. La cattedrale attuale è stata edificata a partire dei primi anni del '700, su pianta a croce latina, in posizione leggermente arretrata rispetto a quella precedente, ed è stata consacrata nel 1745. Nel 1843 le è stato affiancato il campanile e nel 1855 la facciata in pietra dura di Campigliano è stata completata con l'erezione del pronao che, col suo timpano sostenuto da quattro colonne doriche, la rende a un sobrio ed elegante stile neoclassico, risaltando in modo netto seppure discreto sulla piazza principale della città, della quale è l'edificio più importante.

 

La piazza della Cattedrale (foto di Lupiae/Wikimedia).

 

La facciata col pronao neoclassico (foto di Lupiae/WIkimedia).

 

Una prima risistemazione dello spazio liturgico è avvenuta a opera di Mons. Giuseppe Ruotolo alla fine degli anni '30 del '900: l'altare maggiore è stato arretrato al fine di collocare nel presbiterio, di dimensioni relativamente ridotte, la cattedra episcopale. Tra le altre opere più recenti di particolare significato si segnala nel 1940 la trasformazione della sacrestia in cappella eucaristica e nel 1944 la realizzazione della grande tela raffigurante i patroni della diocesi, posta nel coro dei canonici.

Notevole il fatto che la cattedrale sia rimasta a lungo luogo di sepoltura: fino al 1881, quando è stato costruito il cimitero comunale. È rimasta per molto tempo anche l'unico luogo dove avvenivano i battesimi: sino al 1967, quando è stata istituita la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù nel rione di ponente della città. Le altre parrocchie della città sono sorte nel 1972 (San Giovanni Bosco) e nel 1986 (Santa Maria dell'Aiuto in Torre San Giovanni).

L'adeguamento liturgico postconciliare è stato impostato dal vescovo, Mons. Michele Mincuzzi, subito dopo essersi insediato nel 1974: è stato aperto un ampio varco nella balaustra e l'altare è stato modificato, anche se ne è stato conservato il paliotto. Nel 2008 la cattedra, in precedenza collocata sulla predella dell'altare, è stata messa sul lato sinistro del presbiterio ed è stato eliminato l'ambone che si trovava su quel lato: così dei due amboni derivanti dall'intervento precedente è rimasto solo quello sul lato di destra (per chi guarda dalla navata).

Negli anni più recenti alcuni restauri hanno interessato l'organo a canne, la sacrestia e gli altari ai lati della navata.

 

L'aula a navata unica.

 

Le ragioni del concorso e i passi preliminari

Già nei primi anni del XXI secolo, a seguito dei restauri che hanno portato a riscoprire la bellezza policroma degli altari laterali, s'è cominciato a pensare a una più complessiva revisione dello spazio interno. Sebbene l'ubicazione dei poli liturgici fosse ritenuta adeguata, si sentiva la necessità di un loro aggiornamento e di ricavare maggior agio per i movimenti sul presbiterio. La decisione di risistemare i poli liturgici è maturata durante il periodo di riflessione sul tema “Educati dalla liturgia, educare alla liturgia” che ha preso avvio nel 2012 e ha visto diversi incontri su tematiche teologiche, pastorali, ecclesiologiche. In tale riflessione sono stati coinvolti gli uffici diocesani per la catechesi, i beni culturali e l'ecumenismo (quest'ultimo in merito agli influssi sulla cultura locale derivanti dalla tradizione ortodossa orientale).

 

Il presbiterio attuale, durante una celebrazione eucaristica.

 

Le richieste della Diocesi

La prima richiesta posta in evidenza nel Documento Preliminare alla Progettazione (DPP) riguarda la cattedra e la sede del presidente non vescovo, per le quali si sente il bisogno “di una configurazione estetica più adatta”. Per l'altare la richiesta è di trovare le giuste proporzioni, evitando eccessi dimensionali e tenendo conto che “non deve avere forme particolari. Forte di una nudità materica, agisce per via della sua stabilità e della sua solidità”. Per l'ambone la richiesta è di accentuare la prossimità con l'assemblea e di avvicinargli il cero pasquale, attualmente situato presso il fonte battesimale.

Anche le quote alle quali si trovano attualmente i poli liturgici vanno riconsiderate e si richiede di presentare una nuova Via Crucis in sostituzione di quella attuale.

Infine, va cambiata la pavimentazione dell'area presbiterale; quella attuale, in marmo di Carrara, risale ai primi del Novecento.

 

Il concorso

Il bando di concorso è stato pubblicato il 2 febbraio 2024. La prima fase è servita per selezionare otto gruppi di lavoro. Dopo l'invio da parte di questi di un secondo elaborato più dettagliato, la giuria nominata per la seconda fase, composta dalle autorità ecclesiastiche locali e nazionali e da altri esperti, ha scelto quale vincitore il progetto presentato dal gruppo coordinato dall'architetto Ferruccio Francesco Pio Novelli e costituito anche da Jesmon Manicaro, esperto in liturgia, Alberto Favaro, artista, Edoardo De Silva e Benjie Zammit, consulenti/collaboratori. Nella motivazione si legge: l'area presbiterale, riconosciuta nella sua centralità dell'azione liturgica, viene rivisitata attraverso poli che manifestano la propria individualità espressiva e parimenti si pongono in naturale continuità con lo spazio esistente e con la ricca figuratività barocca della Cattedrale. (...) La Via Crucis risulta particolarmente significativa sia per la forma delle stazioni che seguono l'andamento e lo slancio verticale delle lesene, sia per la soluzione del tema narrativo. Questa scelta espressiva rende attuale il racconto evangelico della passione e morte di Gesù ponendolo in un contesto riconoscibile ma sospeso, storico e al tempo stesso contemporaneo.

Sono state assegnate anche due "menzioni".

Al gruppo di lavoro coordinato dall'architetto Marco Rosati e costituito anche da Roberto Bonturi, progettista, Piotr Pawel Jura, esperto in liturgia, Giuseppe Donnaloia, artista, Ânico Ferreira Da Silva, artista, Pavlos Mavromatidis, artista. Agostino Arrivabene, artista. Questa la motivazione: nella proposta progettuale si distingue la Via Crucis che coniuga eleganza formale, esecuzione tecnica e qualità narrativa. La scelta tecnica esalta la poetica della materia che diventa non solo elemento costitutivo della composizione, ma fattore che ne aumenta la capacità espressiva.

Al gruppo di lavoro coordinato dall'architetto Laura Meloni e costituito anche da Marco Mariani e Emanuela Restante, progettisti, Maurizio Mariani, esperto in liturgia, Caterina Magri e Federico Giampaolo, artisti, con la seguente motivazione: il concept progettuale, basato sulla rilettura in chiave contemporanea della simbologia del melograno, riferimento già caratterizzante lo storico apparato iconografico della Cattedrale, è riproposto con espressività e discrezione nei poli liturgici.

 

Il progetto vincitore

Presentato dal gruppo coordinato dall'architetto Ferruccio Francesco Pio Novelli, il progetto vincitore intende ampliare lo spazio disponibile nell'area presbiterale pur mantenendo le dimensioni attuali, che non sono modificabili.

Per l'altare il progetto disegna un blocco monolitico di profondità eguale a quello esistente, ma di minore larghezza. Viene posto venti centimetri in avanti rispetto a quello attuale così da rendere più liberi i movimenti al suo intorno. La pedana su cui poggia si eleva di un solo gradino sopra il presbiterio.

La nuova pavimentazione in marmo chiaro aumenta la luminosità del presbiterio e in tal modo di per sé contribuisce a offrire la percezione di una maggiore ampiezza, peraltro data anche dal dilatarsi verso l'assemblea dei gradini di accesso e soprattutto dalla dislocazione dell'ambone che viene portato al di là della balaustra, tra i gradini del presbiterio e il piano della navata.

 

Vista frontale del presbiterio. I due gradini sono dilatati in avanti di alcuni centimetri.

 

Vista laterale del presbiterio: si evidenzia lo spazio libero dietro all'altare e la relazione tra i nuovi poli liturgici. La sede del presidente non vescovo è posta su lato opposto rispetto a quello ove si trova la cattedra.

 

La pianta del nuovo presbiterio. Legenda: 1 altare, 2 ambone, 3 cattedra, 5 sedute dei diaconi, 6 l'estensione dei gradini. Sulla destra si nota la cappella eucaristica, non interessata dall'intervento attuale.

 

L'ambone viene disposto in posizione avanzata verso l'assemblea, sullo stesso lato sul quale si trova attualmente: alla destra, per chi guarda dalla navata. In questo modo esso si pone quale cerniera tra presbiterio e assemblea, e quale momento di mediazione verticale tra la quota del presbiterio e il pavimento della navata. E, poiché il suo piano si trova allo stesso livello del presbiterio, chi vi accede da questo non deve scendere alcun gradino.

 

L'ambone e il portacero pasquale.

 

La cattedra, realizzata in lastre dello stesso marmo degli altri poli liturgici, risalta per l'altezza dello schienale ed è elevata di due gradini. Si rivolge diagonalmente sia verso l'altare sia verso l'assemblea. Accanto a essa è prevista la collocazione di due sedute in legno per i diaconi.

Anche la sede del presidente non vescovo è prevista in legno, mobile e sul lato opposto a quello della cattedra.

L'altare è un blocco monolitico in marmo sulle cui superfici sono intarsiate le figure di foglie il cui colore varia col variare delle stagioni.

 

Sulle superfici marmoree di altare, ambone e cattedra, per rappresentare il trascorrere ciclico delle stagioni sono intarsiate figure di foglie di vari colori. Una soluzione che intende porsi come segno della vita sempre rinascente nella Resurrezione di Cristo, nella speranza di salvezza per l'umanità.

 

La Via Crucis disposta lungo le pareti dell'aula liturgica.

       

I due primi pannelli della Via Crucis. “Il giudizio” rappresentato da persone incravattate che mostrano il pollice verso, e “Il carico della croce” in cui si notano due soldati dell'antica Roma.

 

Le stazioni della Via Crucis sono realizzate con intarsi di marmi policromi per comporre figure vestite con abiti di foggia contemporanea ma anche di antico aspetto, a significare come vi sia continuità tra l'epoca della vita terrena di Cristo e i nostri giorni. E che il messaggio derivante dalle scene rappresentate è sempre attuale.

 

I due progetti segnalati

Il gruppo coordinato dall'architetto Marco Rosati ha proposto di coprire tutta la pavimentazione del presbiterio in marmo bianco e di ampliare il gradino più basso dei due sui quali si eleva il presbiterio, così da rafforzare il raccordo tra questo e la navata.

L'ambone è posizionato su una pedana che si inoltra verso l'assemblea come una penisola ma separata tramite un breve varco dal gradino basso.

 

Il nuovo presbiterio e in primo piano l'ambone.

   

 Sul presbiterio solo la cattedra è posta su di una pedana propria. L'altare, per quanto distinto e alleggerito da una fessura alla base, poggia direttamente sulla pavimentazione.

 

Vista frontale del presbiterio. Si evidenzia l'effetto ottenuto grazie alla doratura delle superfici.

 

I fronti di altare e ambone, così come l'alto schienale della cattedra sono trattati in pasta vitrea dorata che risulta di vario splendore in ragione dell'inserimento di alcune zone scure. Queste nel paliotto dell'altare disegnano una croce le cui braccia si distendono per avvolgerne il volume anche sui lati. Invece nell'ambone e nella cattedra gli inserti scuri mettono in evidenza la lucentezza della parte superiore, così da raffigurare il discendere dall'alto della luce dello Spirito.

 

Le venature simmetriche fanno da sfondo alle figure dipinte sulle superfici marmoree.

 

Le formelle della Via Crucis sono realizzate in lastre di marmo di due tonalità, una tendente al verde terra/grigio e l'altra rosata. Le lastre sono tagliate a mezzo e le due metà sono accostate tra loro così che le venature si diramano in modo speculare dall'asse mediano; le figure vi sono pitturate sopra con colori a olio e resine naturali.

 

Il gruppo coordinato dall'architetto Laura Meloni prende ispirazione dai melograni che ornano la sommità delle paraste allineate nella navata. Com'è scritto nella relazione di progetto: “Il melograno e il suo frutto sono uno dei simboli biblici più ricchi di significato: è uno dei frutti che la terra promessa produce in abbondanza (Dt 8,8) e in tal senso sono segno della benedizione di Dio. I suoi frutti rossi, nel corso dei secoli, sono diventati indicativi della Passione e Risurrezione di Gesù Cristo e dell’esercizio del suo sommo sacerdozio. In questa prospettiva, l’altare in pietra di onice è il frutto maturo che lascia intravedere i chicchi al suo interno”.

 

Vista frontale del presbiterio.     

 

Il volume marmoreo dell'altare viene scavato da un solco orizzontale che l'abbraccia tutto, quasi a rivelarne il contenuto. Sul fronte principale, una fenditura verticale disegna la croce.

Anche lo schienale della cattedra, così come il portacero pasquale sono solcati da una fenditura verticale.

L'ambone presenta sul fianco un cancello conformato come una pianta che “apparentemente morta nel suo sbocciare, cresce e porta frutto, parola efficace che scende sulla terra come pioggia e ritorna in cielo solo dopo aver fatto germogliare la terra (cfr. Is 55,10-11)”. Questa figurazione in bronzo e rame anima anche gli inserimenti nelle fenditure che compaiono nell'altare e negli altri poli liturgici.

 

Vista laterale del presbiterio. Si evidenzia il “cancello” arboreo che forma il lato dell'ambone.

 

La disposizione dei poli liturgici è la medesima dei progetti precedenti, ma qui l'ambone è posto sul pavimento della navata mentre l'altare risalta sopra una pedana.

 

 

Due formelle della Via Crucis.

Le formelle della Via Crucis intendono riprendere, aggiornati, i modi dell'iconografia bizantina e dell'arte medievale italiana.

 

Gli altri progetti

Il progetto del gruppo coordinato dall'architetto Armando Coppola trae spunto, com'è spiegato nella relazione che l'accompagna, dal “bicromatismo delle maestose apparecchiature murarie e volte di colore chiaro/bianco (come gli intonaci delle case tradizionali), ritmate dai triglifi e modanature del cornicione di imposta color ocra scuro/marroncino (come la pietra di carparo salentino)”.

Lo spaccato assonometrico sull'area presbiterale mette in evidenza la differenza cromatica tra le due parti della pavimentazione. Si propone di riprendere tale scansione bicromatica nella nuova pavimentazione presbiterale: in pietra di Trani bianca attorno all'altare e di fronte a questo, in pietra Apricena bronzetto nella parte restante del presbiterio.

 

Il progetto del gruppo coordinato dall'architetto Massimiliano D'Amelio individua nel marmo Bardiglio grigio perla il materiale adatto per la pavimentazione del presbiterio e nel marmo Palissandro Bronzetto il materiale adatto per i poli liturgici, poiché grazie alla sua gamma cromatica di venature striate esso “esprime l'orizzontalità della dimensione umana”.

L'incisione verticale sui fronti dei poli liturgici è concepita in modo tale da far vibrare i riflessi all'intorno. Altare, ambone, portacero e cattedra sono disegnati secondo linee precise, nette, di marcata contemporaneità e recano un'incisione verticale dorata inteso a richiamare “l'evento teandrico che si compie nella liturgia”.

 

Il gruppo coordinato dall'architetto Francesco Di Pierro prevede l'eliminazione delle pedane oggi poste sopra il presbiterio, con l'eccezione di quella dell'altare settecentesco addossato alla parete di fondo. Ma i due gradini su cui questo si eleva vengono ridisegnati e arretrati in modo tale da recuperare libertà di movimento.

Alcune incisioni artistiche risaltano agli spigoli dei poli liturgici e contribuiscono a renderli a un senso di unitarietà. Sul presbiterio è posta una nuova pavimentazione in marmo chiaro in cui campeggia l'altare che dialoga con l'ambone e con la cattedra anche grazie all'elaborazione di figurazioni che richiamano scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. 

 

 Il gruppo coordinato dall'architetto Elena Di Taranto ha intitolato “Germoglio di Speranza” il proprio progetto, che si ispira alla frase di Paolo VI “Come un albero dalla sicura e feconda radice, la Chiesa estrae da sé a ogni ciclo storico la sua primavera”. Figurazioni in bronzo dorato che riprendono temi naturali sono disposte su ognuno dei poli liturgici.

Le immagini bibliche realizzate in bonzo dorato si stagliano sul chiarore delle superfici marmoree. E così ecco sull'altare il tralcio di vite (“io sono la vite. Voi siete i tralci” Gv 15,5), sull'ambone il germoglio di Iesse (Is 11,1), sulla cattedra l'immagine del bastone di Aronne che fiorisce e produce germogli (Num. 17, 23).

 

Il gruppo coordinato dall'architetto Silvia Negroni ha scelto per i poli liturgici l'alabastro in virtù delle sue superfici chiare ma attraversate da venature dai colori caldi e vibranti. Tutti i prospetti sono attraversati da solchi incisi come segni leggeri di ampie curvature, come tracce di aerei voli lucenti.

Tra i volumi marmorei degli altri poli liturgici si distingue la seduta del presidente non vescovo, in legno d'ulivo. L'ambone risalta sul pavimento dell'aula, avvolto da una parete ricurva: questa come un grande mantello si apre in un gesto di misurato dinamismo che, accennando all'ascesa, indica l'altare.

 

 

Leonardo Servadio